Lo Sai?

Che cosa e' un trapianto d'organo?

Il trapianto di un organo è una terapia sostitutiva.
Quando in un soggetto un organo (per esempio cuore, polmoni, fegato, reni, pancreas) perde in maniera totale ed irreversibile la propria funzione a causa di una malattia, tale soggetto può essere sottoposto a trapianto dell'organo ammalato.
E' necessario distinguere trapianti cosiddetti "salvavita", come nel caso del fegato, talvolta del cuore e/o polmoni, in cui il soggetto se non trapiantato è destinato a morire ed altri trapianti "non salvavita ", in cui sicuramente viene migliorata la qualità della vita (ad esempio: trapianto di rene in paziente in dialisi).

Il trapianto d'organo puo' guarire?

Il trapianto di un organo non guarisce, ma certamente consente una qualità di vita che nessun altro trattamento terapeutico può garantire.
Migliaia di persone nel mondo sono colpite da gravi malattie ad organi vitali (cuore, polmoni, fegato, pancreas, reni).
Molte, se non sottoposte a trapianto dell'organo ammalato ed ormai non più sufficiente a svolgere le propria funzione, saranno destinate a morire; per costoro il trapianto diventa sinonimo di vita.
Coloro che invece sono affetti da "insufficienza renale cronica terminale" dovranno legare la propria vita ad un "rene artificiale" che per almeno tre volte a settimana "depurerà "il proprio sangue e gli consentirà di sopravvivere.
Il trapianto quindi, se per alcuni rappresenta un'alternativa alla morte, per altri determina un miglioramento soggettivo della qualità di vita, interrompendo il trattamento dialitico, cioè la dipendenza da una macchina per vivere.

Tutte le persone possono donare gli organi?

Ogni persona può essere un donatore, di organi o solo di
tessuti. Anche gli anziani con più di 80 anni possono donare, ad esempio, il fegato e le cornee.
Lo stato di salute che precedeva la morte e la funzione degli organi durante le 6 ore di osservazione della morte cerebrale vengono attentamente valutati prima di proporre la donazione.

Quali organi si possono trapiantare?

Gli organi prelevati da un donatore vengono assegnati a pazienti in lista d'attesa in base a compatibilità immunologiche e criteri clinici.
Gli organi e i tessuti che possono essere trapiantati sono: il cuore, il fegato, i reni, i polmoni, il pancreas, l'intestino, le cornee, le cellule, i segmenti ossei, le cartilagini, i segmenti vascolari, le valvole cardiache, la cute.
Il trapianto di cuore è la terapia consolidata per molte forme di cardiopatia allo stadio terminale, che non rispondono alla terapia medica. La sopravvivenza stimata di un paziente affetto da grave cardiopatia e non sottoposto a trapianto è stimata da sei a dodici mesi.
La maggior parte invece dei riceventi un trapianto di cuore raggiunge una sopravvivenza a lungo termine ed un recupero funzionale eccellenti.
Il trapianto di fegato è l'opzione terapeutica di scelta per le malattie epatiche allo stadio terminale, sia acute che croniche, per alcune malformazioni congenite ed alcuni tipi di tumori, con buona sopravvivenza a breve e lungo termine.
Il trapianto di rene è la terapia di scelta nella malattia renale cronica avanzata, nei pazienti idonei da un punto di vista clinico. Tale terapia migliora la qualità di vita di chi lo riceve e, negli ultimi anni, le nuove scoperte terapeutiche hanno consentito di migliorare la sopravvivenza del paziente e dell'organo trapiantato.
Il trapianto di polmone, singolo o bilaterale, è effettuato in Italia dagli anni ‘90 ed i risultati sono molto incoraggianti. In prospettiva costituirà il trattamento più indicato per i pazienti affetti da pneumopatie allo stadio terminale.
Il trapianto di pancreas e di isole pancreatiche è praticato dagli anni '80 ed è indicato spesso in associazione al trapianto di rene per un selezionato gruppo di pazienti diabetici.
Il trapianto di intestino è indicato nei pazienti con grave insufficienza intestinale, quindi con impossibilità ad assorbire la gran parte dei nutrienti assunti con gli alimenti e che sopravvivono solo grazie alla nutrizione artificiale.
La cornea è un tessuto privo di vasi sanguigni e pertanto può essere prelevato anche a distanza di alcune ore dal decesso, persino al domicilio del donatore. Le cornee prelevate possono essere conservate per diversi giorni, consentendo la programmazione degli innesti nei pazienti con gravi patologie corneali.
Anche altri tessuti come segmenti di osso e segmenti vascolari possono essere prelevati a distanza di alcune ore dal decesso e poi conservati per il successivo innesto.

Che cosa e' la morte encefalica?

La morte encefalica è la perdita totale ed irreversibile delle funzioni cerebrali evidenziata da accertamenti clinici e strumentali. Secondo la legge 578 del 29.12.1993 questa condizione è la morte dell'individuo. In questo caso si ha:

  • stato di incoscienza
  • assenza di riflessi del tronco encefalico
  • assenza di respiro spontaneo
  • assenza di attività elettrica cerebrale documentata dall'elettroencefalogramma

Tutto ciò si può realizzare in un individuo ricoverato in un reparto di Terapia Intensiva.

Chi accerta la morte encefalica?

La Direzione Sanitaria ha l'obbligo di convocare la Commissione per l'accertamento di morte cerebrale composta da tre medici (un medico legale o un medico di Direzione Sanitaria, un anestesista rianimatore, un neurologo esperto in elettroencefalografia). Con l'insediamento della Commissione inizia il periodo di osservazione che dura 6 ore. Durante tale periodo vengono eseguiti gli accertamenti previsti dalla legge. Al termine del periodo di osservazione, in caso di donazione, si continuano le procedure di mantenimento fino all'arrivo in sala operatoria per l'inizio del prelievo, se non c' donazione si sospende l'assistenza e la salma viene trasferita in camera mortuaria.
 

Che differenza c'e' con il coma?

Nella "morte encefalica" tutte le cellule del cervello sono morte e la condizione è irreversibile.
Nel " coma" vi sono cellule ancora vitali che mandano segnali rilevabili all'esame clinico ed elettroencefalografico; la persona è ancora viva nonostante la perdita di coscienza.
Lo stato di coma può evolvere verso la piena guarigione o verso una guarigione parziale con danni permanenti. Purtroppo in altri casi l'evoluzione è infausta e tutte le cellule muoiono verificandosi la morte cerebrale.

La richiesta di donazione

Una persona deceduta in una Terapia Intensiva per lesioni cerebrali irreversibili può diventare un donatore di organi.
Se ha già espresso in vita il proprio consenso alla donazione si rispetta la sua decisione. Se, invece, non ha manifestato esplicitamente la sua volontà, si chiede alla famiglia di esprimere il consenso.
Il consenso alla donazione d'organi è un atto d'amore che permette a persone in lista di attesa per un trapianto di riprendere una vita normale.

La dichiarazione di volontà alla donazione di organi e tessuti

La legge 91 del 1999, al fine di favorire lo sviluppo delle donazioni e conseguentemente, dei trapianti d'organo ha introdotto in Italia il principio del silenzio-assenso. In base a questa norma, ogni cittadino maggiorenne è invitato ad esprimere in vita la sua volontà, positiva o negativa, al prelievo dei suoi organi dopo la morte ed egli viene contemporaneamente avvertito che, nel caso in cui non abbia rilasciato alcuna dichiarazione, la legge considererà il suo silenzio come assenso alla donazione degli organi.
Questa norma, comunque, non è ancora in vigore, mancando le condizioni per la sua applicabilità, per cui, attualmente il prelievo degli organi è possibile solo in caso di consenso esplicito, espresso in vita dal cittadino attraverso una dichiarazione scritta della propria volontà, conservata tra i documenti personali e/o registrata presso l'ASL di appartenenza. Se il cittadino non si esprime, la legge dà la possibilità ai suoi familiari di opporsi al prelievo. Attualmente possono verificarsi tre situazioni:

  1. Il cittadino ha espresso in vita la volontà positiva alla donazione: si procede al prelievo nel rispetto della volontà espressa dal dichiarante
  2. Il cittadino ha espresso volontà negativa alla donazione: in questo caso non c'è prelievo di organi
  3. Il cittadino non si espresso: in questo caso il prelievo è consentito se i familiari non si oppongono.

Trapianto di fegato - split liver

Il trapianto di fegato è una procedura indicata quando si verifica la condizione di insufficienza epatica terminale (end-stage disease), caratterizzata da ridotta funzione epatica, perdita di massa muscolare, astenia, encefalopatia, segni di ipertensione portale, alterazione della coagulazione e ittero.
Una varietà di malattie può portare all'insufficienza epatica terminale. Ci sono, in generale, due principali categorie: quelle conseguenti ad infezioni virali (virus B e C) o ad alcoolismo e quelle causate da problemi connessi alle vie biliari (cirrosi biliare primitiva, colangite sclerosante). Ci sono altre cause, meno frequenti.
Prima del trapianto, un team multidisciplinare valuta i potenziali riceventi che, se idonei al trapianto, vengono inseriti nella lista di attesa per il trapianto di fegato.
Il tempo di attesa dipende dal gruppo sanguigno, dalla taglia corporea e dalle condizioni di gravità; oltre che dall'epoca dell'iscrizione in lista trapianto.
Ci sono differenti possibilità di ricevere un organo. Usualmente il fegato è ottenuto da un donatore cadavere.
In conseguenza della scarsità di organi disponibili e dell'elevata incidenza della malattia epatica, le liste di attesa tendono a crescere e molti pazienti muoiono prima che si renda disponibile un organo.
Un fegato di donatore cadavere può essere diviso in due parti (split liver) e due pazienti possono essere trapiantati con un solo organo diviso. Tale procedura, applicata frequentemente per un ricevente di età pediatrica ed uno di età adulta, può essere, in casi selezionati, applicato anche a due riceventi adulti.
Un fegato, inteso come una parte di fegato, può essere ottenuto da un donatore vivente, generalmente da un familiare o un amico di famiglia.
In caso di organo da donatore cadavere, il paziente viene contattato e ricoverato immediatamente in ospedale dove viene preparato per l'intervento.
Dopo l'intervento, il paziente viene trsferito in terapia intensiva dei trapianti (UTIF) ed assume, tra gli altri, medicamenti specifici per impedire il rigetto.

Trapianto di fegato da donatore vivente

E' una procedura nella quale una persona dona una parte del suo fegato ad un'altra persona (LDLT). Il fegato, inteso come una parte di fegato, può essere donato  da un familiare o un parente stretto e sempre dopo un colloquio con un magistrato al fine di accertare il non condizionamento nella scelta di donare.
Realizzata dapprima in età pediatrica, tale tecnica si è poi largamente sviluppata a favore di pazienti adulti in attesa di trapianto come risposta alla scarsità di organi da donatore cadavere e ai tempi lunghi di attesa. Essa può essere realizzata perché avviene la rigenerazione epatica sia del fegato di chi dona che di quello che viene donato.
I problemi da affrontare in questa procedura sono rappresentati dalle complicanze sul donatore, generalmente superabili con ritorno alle normali attività di prima, e da quelle sul ricevente che si verificano in percentuale superiore che nel trapianto di fegato da donatore cadavere.

La mia religione approva la donazione d'organi?

E' un quesito legittimo anche se nasce da un'ambiguità: la confusione che si può fare tra culto dei morti e culto dei cadaveri.
Tutte le grandi religioni attuali e del passato ricordano e tengono in grande considerazione i defunti in quanto, ipotizzando un'anima immortale, li sentono spiritualmente presenti, ancora “vivi” a prescindere dalla degradazione biologica del corpo.
Sul piano morale sono tutte favorevoli al prelievo degli organi in quanto lo considerano un atto di grande solidarietà umana e, di conseguenza, meritevole agli occhi della divinità.


"Niente pare più secco di un albero morto: eppure guardandolo attentamente, ci accorgiamo che esso pullula di vita.
Ed anche quando sarà disfatto completamente, il terriccio che ne deriverà servirà alle altre piante del bosco come sostanza nutriente"

Oscar Wilde

Rassegna Stampa