Il trapianto è la prova, non solo una metafora, della vita.
Si tratta di concepire il dono di un organo come segno di fraternità, di condivisione.
Un uomo, del resto, non è un'isola in sè compiuta, come ha detto un poeta, ma è parte dell'umanità.
Guardare un altro, allora, non è distinguersi, ma riconoscersi.
Il trapianto, insomma, in quanto epifania dell'altro, è noi stessi nell'altro oppure l'altro dentro di noi.
E' la reciprocità, la confidenza, l'andare e venire della vita.

Sergio Zavoli - Scrittore, giornalista

Rassegna Stampa